Papillon in History

Papillon in History

Papillon in History (3)

Il Papillon nella storia, arte e letteratura.

Lunedì, 21 Maggio 2012 07:14

Papillon e arte: Veronese.

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Bentornati nell’angolo dedicato al Papillon nella storia dell’arte.

Questo mese vorrei parlarvi di un autore che, come il Caravaggio, amava particolarmente ritrarre la nostra razza del cuore: sto parlando di Paolo Caliari detto Il Veronese.

Siamo nella prima metà del 1500 nel pieno della “maniera Veneta” e il Veronese è il più grande esponente del periodo. Il suo utilizzo dei colori è un continuo evolversi fino ad arrivare ad effetti per l’epoca innovativi e spettacolari. La sua attenzione per il particolare architettonico e naturalistico è uno dei segni di riconoscimento della sua pittura.

Per potervi parlare di tutte le opere in cui il Veronese utilizza il Papillon ci vorrebbero ore, così ho deciso di raggrupparvi i dipinti in base al contesto e di illustrarvi nel dettaglio quello che più mi ha colpito. 
Possiamo iniziare dai ritratti  di famiglie in vista e  personaggi influenti, in cui il Papillon simboleggia la nobiltà, ma in cui eleva quasi i personaggi ad una sorta di regalità.

1551 Ritratto di Francesco Franceschini

Ritratto di Livia Colonna Dama Con Cagnolino

Presentazione della Famiglia Cuccina alla Madonna

Poi vi sono i dipinti in cui divinità vengono accompagnate da un Papillon:
 Nella storia di Susanna a simboleggiare la Fedeltà ai suoi valori come in Susanna e i Vecchioni.

E nel dipinto di Susanna al Bagno

In Mercurio Marte e Aglauro  a rappresentare la fedeltà di Erse invidiata dalla sorella Algauro perché Mercurio innamorato di lei.

La cena di Emmaus, in braccio al bambino di fronte il tavolo:

Per poi arrivare la contesto religioso (di nuovo, incredibile!) e a illustrarvi il dipinto che mi ha tolto il fiato e sollevato una marea di dubbi:
 L’annunciazione.



La cosa che mi ha subito colpito è la strana posizione in cui è il Papillon e il magnifico uso della luce che divide nettamente in due la scena.
 L’annunciazione qui rappresentata come nel vangelo secondo Luca dove, l’Arcangelo Gabriele viene inviato da Dio  a Nazareth per annunciare a Maria che concepirà il figlio di Dio. 
Il Veronese coglie la scena esatta in cui lo spirito Santo, rappresentato da un fascio di luce punta al cuore di Maria a sottolineare la purezza viene raffigurata anche una colomba alla base dell fascio di luce  sottolineando così la solennità del narrato.
 Maria la troviamo in un contesto domestico, come se fosse stata interrotta mentre si occupava di faccende di casa, mentre il Papillon alla sua destra è emblematico a mio punto di vista, (ho chiesto anche pareri in giro ma nessuno ha saputo aiutarmi), perché ok, il cane nell’arte sta a simboleggiare la nobiltà d’animo, la purezza e in questo caso l’affermazione che ci troviamo in un ambiente domestico, ma ciò che ancora non mi spiego  è quella sorta di atteggiamento ritroso che il cane ha nei confronti della scena che si svolge, sembra quasi dare le spalle a Maria e a Gabriele, come se il Veronese  volesse quasi suggerire  che lui stesso non crede realmente a quello che sta rappresentando … ancora non ho trovato riscontri a questa mia teoria ed è anche vero che da un artista come il Veronese mi aspetto di tutto dopo che ha raffigurato a Venezia un'ultima cena colma di buffoni e giullari (addirittura venendo indagato dal Vaticano), ma questo ci fa’ rendere anche conto quanto il Papillon in questo dipinto sia la chiave per la sua comprensione profonda.
 Come possiamo notare in tutti i dipinti del Veronese che vi ho illustrato il Papillon è sempre un soggetto bianco e rosso: credo che all’epoca fosse l’unico colore esitente, visto che anche nei dipinti degli autori che lo precedono ritroviamo le stesse caratteristiche. La cosa più curiosa che possiamo notare è che il Papillon qui rappresentato nell’annunciazione abbia la caratteristica fiamma che conosciamo anche ai giorni nostri.
 Non ho trovato notizie sul fatto che il Veronese fosse un proprietario di Papillon come Caravaggio, visto il suo continuo dipingerli… un altro mistero su questo autore!


Sabato, 17 Marzo 2012 08:19

Papillon e arte: Gaudenzio Ferrari

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Benvenuti nella rubrica dedicata ai papillon ritratti nella storia dll’arte.
Questo mese mi piacerebbe farvi vedere alcune meraviglie che ci sono nella mia zona e visto che ormai la primavera è arrivata, magari vi do qualche idea su dove fare una bella gita domenicale!
Di recente ho avuto occasione di entrare nel Santuario della Madonna dei Miracoli di Saronno e ammirando la fantastica cupola affrescata con un concerto di Angeli ho pensato : “devo saperne di più!” così una volta a casa ho aperto il mio libro di storia dell’arte del liceo e spulciando le varie opere di Gaudenzio Ferrari ad un certo punto mi sono imbattuta nella Crocefissione affrescata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo Sesia (Vercelli), ed ho esclamato: “thò, un Papillon!”

La chiesa è suddivisa in diverse navate, come spesso succedeva nelle chiese di conventi francescani e proprio sul tramezzo che divideva la zona riservata ai frati eccolo li,  l’affresco di nostro interesse, si tratta de “La vita e la passione di Cristo” ed è suddiviso in 21 rettangoli ognuno contenente una parte di storia, diciamo che può essere un archetipo di quello che per noi oggi è un fumetto, certo mancano i dialoghi ... ma chi non conosce la storia dai!?!??!

Soffermiamo il nostro interesse sul rettangolo centrale, il più grande, dove è rappresentata la crocifissione: al centro è raffigurato il Cristo in croce, intorno è un susseguirsi di azioni dinamiche ed estremamente realistiche, (basta guardare le armature quale lucentezza emanano), e al centro perfetto proprio ai piedi della croce eccolo li il nostro Papillon!

E’ forse la prima volta che mi imbatto in un Papillon inserito in una scena sacra e qui accompagna i suoi padroni: sono quei due signorotti sulla destra e sono ricchi signori di Varallo Sesia. Come di consueto nelle opere del tempo venivano inseriti in un contesto sacro persone di rilevante importanza nella vita del paese, in modo da creare scene di quotidianità, (difatti notate in basso a destra dei ragazzi che si giocano ai dadi la veste del Cristo).

Anche questo Papillon è di un bel rosso Vecellio, la sua coda è morbida e molto frangiata, è bellissimo notare come Gaudenzio Ferrari sia riuscito a riprodurre pittoricamente la sua leggiadria ed eleganza, osservate più da vicino e notate come, con poche pennellate, rende vivo il mantello ...scusate ma è davvero notevole!!!
Guardiamo e analizziamo il muso del Papillon e notiamo come sia lievemente più lungo di come ora lo conosciamo, e sembrerebbe anche lievemente più appuntito; uno sguardo anche alle zampine che sono pelose e da coniglio proprio come ora le conosciamo.
La linea del cane è rimasta anch’essa invariata nel tempo, ritroviamo le forme armoniche cher tutt'ora sono presenti in ogni buon esemplare.
Chissà se al tempo esistevano allevamenti o pseudo tali … è proprio una curiosità che mi vorrei togliere!!!

Infine se siete della zona vi consiglio vivamente di visitare sia la chiesa della Madonna delle Grazie sia il Sacro Monte di Varallo Sesia che è un posto assolutamente fantastico, vi sembrerà di essere ad un passo dal paradiso e intanto potreste vedere dal vivo la raffigurazione di questo meraviglioso Papillon!
Vi lascio il sito del Sacro Monte nel caso siate curiosi LINK.

Venerdì, 03 Febbraio 2012 08:59

I Papillon nell'arte: Tiziano

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In questa rubrica, vi parlerò puntata per puntata, della storia dell’arte e di come i papillon ne furono protagonisti.

Vorrei iniziare con uno dei dipinti più famosi in cui il papillon è presente, Iniziamo con La Venere di Urbino di Tiziano Vicelio.


Per cimentarmi in questo compito sono andata a ripescare i miei libri di storia dell’arte del liceo, insieme alle montagne di appunti presi (si ok, lo so che lo state pensando … si confermo, ero una secchioncella).
Prima di tutto bisogna analizzare il contesto in cui la Venere di Urbino è stata creata: siamo nel 1500, più precisamente nel 1538, il periodo in cui ricchi mercarti commisionavano agli artisti opere per puro piacere personale, incrementando così mecenati di ogni forma d’arte, compresa la pittura.
Uno di questi ricchi mecenati fu Guidobaldo II Della Rovere che commissionò a Tiziano una Venere che riproducesse le fattezze della sua giovane moglie.
Il dipinto raffigura in un ambiente decisamente raffinato: una giovane e sensuale dama adagiata su un letto con un cagnolino che dorme ai suoi piedi, mentre le sue serve sistemano la stanza.
Il cagnetto in questione è un Phalene e ha molteplici significati simbolici, in questo caso si tratta di FEDELTA’… ma visto che il cane è accucciato e dorme, è come se il Tiziano ci volesse sussurrare che la fedeltà della donna non è poi così certa!

Il Phalene rappresentato è bianco e rosso, ed è curioso constatare come la razza si sia evoluta. Difatti, se osservate bene il musino, noterete che è un po’ più lungo rispetto a quanto siamo abituati a vedere, le macchie non sono per nulla simmetriche ed è quasi completamente bianco, fatta eccezione per la macchia sull’occhio destro, sulla schiena e sul posteriore.

Tiziano non è nuovo nell’uso del Papillon nelle sue opere. Per esempio Eleonora Gonzaga Della Rovere, madre del commissionante della Venere di Urbino, venne immortalata dall’artista in un dipinto ufficiale accanto al suo adorato cagnolino. Era molto in uso per le donne dell’epoca venire ritratte con il proprio fedele amico: ciò era simbolo di nobiltà e bontà d’animo! E chi meglio di un Papillon, anche in questo caso è un Phalene, (che all’epoca erano molto più diffusi del fratello a orecchie alte a quanto pare)!


Vi sono molti altri dipinti in cui Tiziano utilizza un Papillon, ma ve ne parlerò nel prossimo articolo… non vorrete mica che spari tutte le mie cartucce in una volta sola!?!?!?
Alla prossima!

Stefania & Rocco

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